Don Vincenzo Serra e la rivolta antifeudale ittirese
In questa mia ricerca ho voluto focalizzare il ruolo interpretato dagli ittiresi nel periodo del triennio rivoluzionario di fine Settecento. L’indagine, alquanto scomoda e dispersiva, data la scarsità in loco di documenti e il disordine in cui si trovano quei pochi salvati dall’incuria dell’uomo, è stata effettuata soprattutto su copie reperibili in altri archivi, poichè gli originali inizialmente presenti a Ittiri sono stati letteralmente buttati nelle discariche. In quello che ho impropriamente chiamato Archivio Comunale si trovano comunque le Delibere dal 1789 e sino ad oggi, meno quelle degli anni 1849-53. In altra cartella che porta sul dorso la data 1837-53 si trova invece una miscellanea di documenti del XVIII e XIX secolo. Questo è quanto è rimasto.
Dopo una trentennale ricerca nei vari Archivi ho cercato di ricostruire i fatti mettendo in evidenza la illustre Famiglia Serra e, cavalcando a fianco di don Vincenzo, ho percorso le strade e gli avvenimenti che hanno portato gli ittiresi alla rivolta. I Serra erano legati con il vincolo del matrimonio a tutte le Famiglie nobili e notabili ittiresi coinvolte nei torbidi di fine Settecento e, con esse, amalgamarono e forgiarono una folta schiera di armati pronti a tutto pur di liberarsi della tirannide della Casa Ledà e del Feudalesimo. Tutto sembrava propizio al raggiungimento dello scopo, dalla fine del 1795 e sino al giugno del’96, Ittiri si era liberata del conte ed i suoi sgherri: i Serra gridavano per le vie del villaggio che quella era l’ora di seguire l’esempio francese ed instaurare la Repubblica nell’isola. Gli ittiresi credettero fino alla fine nel giudice Angioy ma quella avventura si mostrò ben presto un totale disastro: Angioy dopo la “disfatta” di Oristano riparò in Francia dove morì miseramente; i Ledà ancor più accaniti rientrarono nel pieno potere del feudo; il Governo e per lui il giudice Valentino si accanì in maniera esemplare i Serra di don Vincenzo e i loro parenti; i vassalli ittiresi, molti i repubblicani e persino “giacobini”, battuti stanchi e piegati dalla fame, furono costretti a giurare obbedienza al re ed al feudatario, al quale risarcirono pure i danni causati durante il periodo della disobbedienza.
Nel corso della stesura di questo lavoro ho voluto se pur bevemente allargare il tema ad alri argomamenti che ho ritenuto importanti per la conoscenza della nostra storia. Mi sono soffermato ad approfondire la figura di Grandi ittiresi quali Pietro Frasso, Giovanni Delogu Ibba, Innocenzo Gandulfo, Antonino Faedda, Antonio Leoni e Luigi Canu. Infine ho inserito l’elenco dei parroci che hanno tenuto la rettoria della parrocchiale di San Pietro in Vincoli dal primo decennio del XVII ai giorni nostri.
I documenti presentati, ulteriormente esplicativi del testo, non sono altro che una minima parte dei tanti che in seguito spero di dare alle stampe. Essi rappre-sentano un piccolo contributo alla storiografia sarda, dai quali il comune lettore o lo studioso può attingere le più variegate nozioni.
I criteri seguiti nella trascrizione dei documenti rispettano la forma orginale. Con ciò ho inteso conservare il più fedelmente possibile gli errori ortografici e quelli derivati dalla conoscenza limitata dell’amanuense o copista, le intestazioni, le lettere maiuscole, l’interpunzione, le anomalie (omissioni, ripetizioni, lacune ecc.) ed altre puntualità.
I regesti apposti da scrivani, archivisti o burocrati sono stati segnalati in neretto.
Le abbreviature e i compendi sono stati sciolti nella quasi totalità. Introdotti gli opportuni correttivi soltanto quando la lezione difettosa o incompleta rendeva incomprensibile il testo.
Le brevi cancellature sono state sottolineate mentre quelle di più vaste dimen-sioni richiamate in nota con asterico e ridotte nel corpo del carattere di testo.
I titoli in maiuscoletto posti in testa al documento hanno solamente la funzione di agevolare il rinvio all’indice generale.
Tutti gli altri interventi sono stati delimitati fra parentisi quadre.
Gianni Vulpes
Ringrazio coloro che mi sono stati prodighi di consigli, ed in particolare il caro Angelo Rundine oggi defunto che fu mio mentore, senza il quale mai avrei affrontato le fatiche di questo lavoro.
La mia gratitudine a Maria Franca Canu di Uri e con lei tutto il personale dell’Archivio di Stato di Sassari. Mons. Giancarlo Zichi di Borutta Direttore dell’Archivio Storico Diocesiano di Sassari. La Signora Nicolazzo e la Dr.ssa Massabò Ricci Direttrice dell’Archivio di Stato di Torino. Le Dr.sse Antonella Panzino e Angela Ledda della Sala Manoscritti della Biblioteca Universitaria di Sassari. Il Dr. Francesco Guillot di Alghero e la moglie Gabriella Caria. Bartolomeo Porcheddu di Ossi, Il Rag. Franco Carboni ed il Signor Salvatore Fiori del Comune d’Ittiri.
Singolare ringraziamento debbo alla Dr.ssa Vittoria Del Piano di Cagliari.
Ugualmente sono grato a don Enrico Tola Grixoni e don Gianfelice Pilo di Sassari come pure donna Maria Giovanna Amat, don Luigi Orrù e don Enrico Aymerich di Cagliari.
Non posso dimenticare la cortesia degli amici ittiresi Salvatore Sechi-Faedda, Vincenzo Merella, Antonio Delogu-Desole, Antonio Sini, Antonio Zinellu, Marcellino Perfetto, Pietro Luigi Sassu, Giovannangelo Pisanu, il Defunto Salvatore Sanna-Sanna, il Defunto Antonio Sassu-Sussarellu, Ambrogio Mura, Antonio Pisanu, Carmela Costa-Deriu, Bernardetta Saba-Sussarello e Angela Sechi-Sussarello, Dr. Leonardo Delogu-Garau e la moglie Mariolina Cosseddu, Alessandro Majore; gli anziani Antonio Giuseppe Canu e Salvatore Bacchiddu ed il defunti Giovanni Antonio Moro e Baingio Cannoni.
Un distinto grazie all’amico da poco scomparso Ico Chessa-Figoni.
Infine esprimo tutta la mia riconoscenza a Nicola Rassu di Torralba, al Dr. Antonio Arcadu di Nule, ad Angelo Tilocca, Raffaele Noce e Carla Serafini di Sassari.